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in memoria di Assuero

CIO' CHE E' FERMO

 

 

 

        Scorre il vento tra le foglie
        Come piatti jazzati dalla frusta.
        Musica lemme dal fondo coglie
        Ciò che dell'anima mi resta.

        Forse il vento maschera la pioggia
        Che nel buio protegge. Nella brezza
        Calda di settembre aleggia
        Qualcosa che il mio spirito carezza.

        Piango calde lacrime di niente
        Scosso dal vuoto cosmico che sono
        Piango senza ragione mentre
        Persino il dio creato oggi perdono.

        La città è un immenso gatto
        Raggomitolato tra il grigio etere
        Dove m'accoccolo distrutto
        Dal greve onere del vivere.

        Il vento adesso si placa. Gli abeti,
        Invisibili, li immagino soltanto
        E nel buio tasto incerto le pareti
        Che chiudono inesorabili il mio canto,

        Voce inudibile, senza suono, orrendo
        Grido coltivato nello strazio
        Che forse solo l'albero comprende
        Col suo profondo, estatico silenzio.